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Ultimo aggiornamento: 17:07

Partiamo dal cretino che, dotato di martelletto, ha picchiato un celerino rimasto isolato dai suoi commilitoni. Episodio certamente deplorevole, ma sicuramente ingigantito dai media meloniani anche sulla base di immagini deliberatamente alterate col ricorso all’intelligenza artificiale.

Episodio che però sicuramente non va sottovalutato perché un movimento militante di massa, come quello orgogliosamente antifascista che è sceso in piazza sabato 31 gennaio a Torino, deve riuscire a neutralizzare qualche centinaio di violenti imbecilli, che scambiano le manifestazioni per gli stadi e assumono gli appartenenti alle Forze dell’Ordine come proprio nemico, perdendo di vista qualsiasi contesto politico più ampio, trasformando così una grande, legittima ed entusiasmante mobilitazione di piazza in un insulso corpo a corpo con poliziotti e carabinieri.

Non è chiaro chi siano in realtà costoro, quello che è certo è che vanno messi in condizione di non nuocere e abbiamo al riguardo un recente esempio da imitare nella manifestazione di Roma del 4 ottobre, quando l’autorganizzazione militante del corteo riuscì brillantemente a isolare e respingere quel solito centinaio di mentecatti abituati a sfogare in piazza le proprie frustrazioni giocando irresponsabilmente alla guerriglia urbana. Peraltro Roma è esemplare anche per l’accorta e intelligente gestione dell’ordine pubblico da parte delle autorità preposte (prefetto, questore, Digos). Non altrettanto può dirsi purtroppo per altre situazioni, come proprio quella torinese, laddove varie testimonianze evidenziano comportamenti incongrui e apparentemente irrazionali relativamente allo schieramento e alla condotta della forza, che suscitano gravi interrogativi.