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8 MAGGIO 2026
Ultimo aggiornamento: 6:27
Per capire l’attuale cambio d’umore della premier bisogna unire puntini come nel gioco da vecchia Settimana Enigmistica (“la pista cifrata” o “dot link”) e – così – ottenere l’immagine di ciò che le ha fatto perdere il sonno; il cui avvio non può che essere il disastroso esito referendario del 23 marzo. Il momento in cui si è iniziato a capire che ormai la puffetta mannara andava perdendo l’aura di vincente, mentre iniziano ad apparire le stigmate della perdente.
Dunque, comincia a risultare inefficace quale tutela degli equilibri considerati essenziali dal sistema di potere profondo che indirizza e governa il pensiero pensabile di una società sempre più opaca. Dal crollo del polo torinese, con la svendita della galassia Fiat da parte del liquidatore John Elkan, il Deep State nostrano ormai si circoscrive ai potentati mediatico-finanziari milanesi e al groviglio di relazioni informali romane, ai suoi alambicchi salottieri da cui distillare ricette gattopardesche (che tutto cambi perché nulla cambi). Quei luoghi del potere, sovente illusi di essere tali, da cui Meloni si era convinta di essere stata ripulita e cooptata grazie all’immediato allineamento atlantista (si trattasse di omaggiare Biden come Trump) e filo-banche, che contraddiceva gli assunti neo-fascismo sociale della sua prima giovinezza; tenuti in vita artificialmente grazie a un linguaggio ducesco e un inner circle creato circondandosi di antichi camerati e parenti da familismo amorale.






