PADOVA - Prima del trasferimento dei detenuti del circuito dell’Alta Sicurezza e dei due suicidi, tra il Dap e il Due Palazzi c’era già stato parecchio carteggio. Il Dipartimento dell’amministrazione penitenziaria più volte ha scritto alla direzione negli ultimi mesi (ma anche anni), partendo dalle misure di coordinamento tra le aree e dettando le linee guida per la prevenzione. Ma anche per mettere in fila le gerarchie e ristabilire i ruoli.
Il 29 gennaio scorso per 23 detenuti dell’Alta Sicurezza la sveglia era suonata all’alba: trasferiti quasi tutti in Sardegna. Il carcere era stato declassato nel 2015 sulla carta, ma il provvedimento non era mai stato operativo dopo che si erano messi di traverso associazioni, sindacati e addirittura il direttore dell’epoca, Salvatore Pirruccio.
Sono partiti però solo in 22, perché durante la notte uno di loro ha deciso di non farlo e di togliersi la vita. Il 73enne Pietro Giovanni Marinaro, boss della 'ndrangheta tra gli anni Settanta e Ottanta, viveva al Due Palazzi da 18 anni, stava scontando l’ergastolo e durante il giorno era impegnato in un laboratorio di cucito. Il giorno dopo, un altro detenuto, il 22enne Matteo Ghirardello, che invece il trasferimento lo aveva chiesto, si toglie la vita pure lui. Il trasloco improvviso e due suicidi in altrettanti giorni descrivono una situazione difficile all’interno del carcere, che ovviamente attira le proteste delle associazioni che ci lavorano da anni, trascinandosi anche polemiche politiche e i mal di pancia all’interno del governo centrale.







