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Ultimo aggiornamento: 9:32
E’ il terzo suicidio in carcere in meno di un mese. G.M., 74 anni, ergastolano nella casa circondariale “Due Palazzi” (Padova) si è tolto la vita mercoledì mattina all’alba. Quel giorno era previsto il suo trasferimento in un’altra prigione, con altri compagni, dopo decenni nella stessa cella, per decisione del Dipartimento dell’amministrazione penitenziaria (Dap). A denunciare il caso sono i volontari che lavorano nel carcere. Accusano il governo di aver accentrato a Roma le decisioni sulle attività ricreative per i detenuti, ponendo “ostacoli”. Non solo: lunedì hanno saputo del trasferimento improvviso, 48 ore dopo, di 22 detenuti storici del Due Palazzi. Tra loro c’era G.M. Per lo spostamento dei reclusi, i volontari avevano scritto al governo chiedendo un incontro, e programmato un sit-in di protesta proprio Mercoledì.
In tanti, di fronte alla morte di G., hanno pianto. La tragica notizia ha colpito anche l’associazione Antigone che si trova costretta a registrare un’altra esistenza terminata in cella: il 6 gennaio scorso a farla finita è stato un 52enne a Cremona, venerdì 16 un 24enne a Santa Maria Capua Vetere. Ornella Favero, direttrice dello storico giornale “Ristretti Orizzonti” redatto dai detenuti, al Tgr ha detto: “Togliere la speranza alle persone significa incitarle al suicidio”. Anche Anna Maria Alborghetti della Camera Penale di Padova ha sottolineato che “c’è un principio che vieta la regressione trattamentale”. Giovanni Vona del Sappe (Sindacato autonomo di polizia penitenziaria) ha parlato di “conseguenze serie per il metodo di lavoro”. A parlare con ilfattoquotidiano.it di quanto è avvenuto al “Due Palazzi” è Rossella Favero, del coordinamento delle associazioni attive all’interno dell’istituto di via Due Palazzi. Per tutti coloro che sono impegnati in carcere a Padova questo lutto è un allarme e l’iniziativa messa in atto dal Dap un modo per interrompere il lavoro in atto da anni con gli ergastolani.










