PADOVA - Il viavai di droga, pizzini e telefonini, insieme alle “troppe” attività di associazioni e cooperative, sono le motivazioni per cui dal Due Palazzi è sparito il settore dell’Alta sicurezza. Formalmente dal 2015.

La decisione del cambio di destinazione – da carcere di alta sicurezza a media – era stata presa nel 2015 (governo Renzi), poi sospesa dopo le proteste del Terzo settore e del direttore dell’epoca Salvatore Pirruccio, che si misero di traverso, riuscendo a bloccare l’operazione messa in piedi dal Dipartimento dell’amministrazione penitenziaria. Parliamo di un organo tecnico, ma con una dirigenza nominata dal governo. Lo stesso che mercoledì da Roma ha riaperto i cassetti e ordinato il trasferimento immediato di 23 detenuti. Uno di loro, Giovanni Pietro Marinaro - 73 anni, in carcere da oltre 40 anni per mafia, da 18 a Padova - non ha retto all’ipotesi di ricominciare da un’altra parte e si è tolto la vita la notte tra il 27 e il 28 gennaio alla vigilia del trasloco. Negli anni Ottanta era stato un boss della ’ndrangheta. La scelta improvvisa e la vittima hanno complicato i piani del governo, suscitando diversi mal di pancia all’interno del centrodestra. Ed è così che il carcere Due Palazzi di Padova si trova oggi al centro di un aspro scontro politico e sociale.