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4 FEBBRAIO 2026
Ultimo aggiornamento: 8:01
Che le Olimpiadi Milano Cortina siano, al di là dell’emozione sportiva, soprattutto una questione di soldi lo si è capito da tempo, ma ciò che sta accadendo nell’Alta Valtellina, ai confini con la Svizzera, è una dimostrazione ancora più lampante. Per organizzare i Giochi, Fondazione Milano Cortina 2026 spende almeno 2 miliardi di euro, circa 500 milioni di euro in più rispetto a quanto preventivato. Eppure dall’Italia sono stati offerti solo 600mila euro ai nostri vicini che hanno chiesto un contributo per le spese che dovranno sostenere per l’accesso degli spettatori in arrivo a Livigno dal centro Europa, in particolare Romania, Polonia, Cecoslovacchia e Austria. Gli italiani hanno il braccino troppo corto per gli elvetici che chiedono almeno 5 milioni di euro, anche se pare che spendano di più. Finora hanno dovuto accontentarsi di promesse. La vicenda non ha solo risvolti contabili, nei rapporti bilaterali con il Cantone dei Grigioni, ma si collega a uno dei nodi problematici dell’organizzazione, i collegamenti.
Le Olimpiadi non vengono seguite solo attraverso la televisione o le piattaforme. Le gare in diretta costituiscono un indiscutibile spettacolo, soprattutto quando si tratta di sport come snowboard, freestyle skiing e moguls (gobbe). Si tratta di discipline che attirano molto un pubblico giovane e che verranno disputate in due aree, il Mottolino e il Carosello Snowpark. Per questa è atteso un afflusso considerevole di spettatori dalla Repubblica Elvetica. Il traffico di persone e auto private dovrà però fermarsi al di là del confine perché l’accesso a Livigno avviene attraverso un autentico collo di bottiglia. Si tratta di una galleria artificiale lunga 3 chilometri e 400 metri, ad una altezza di 1.800 metri sul livello del mare, nelle viscere del Munt La Schera. È un vero budello, gestito dalla società Engadiner Kraftwerke, costituito da una sola corsia di marcia, con il traffico a senso alternato e regolazione affidata a un semaforo.












