«Dobbiamo dare un segnale». È Giorgia Meloni a benedire la "linea dura" sulla sicurezza. Ovvero: ora o mai più. Dopo i fatti di Torino il governo schiaccia sull'acceleratore. Ed ecco che il pacchetto sicurezza atteso in Consiglio dei ministri già domani sarà composto di un doppio provvedimento. Il decreto legge per le misure più urgenti.
Una corsia veloce che lancerà lo "scudo" sulle indagini per gli agenti e i funzionari pubblici - cioè lo stop all'iscrizione automatica nel registro degli indagati per atti commessi nell'esercizio delle proprie funzioni - ma anche alcune delle misure-bandiera della riforma cavalcata dalla destra. Come le norme che irrigidiscono le pene per chi viene sorpreso a portare con sé armi da taglio e la stretta "anti-maranza" per fermare il fenomeno dei minorenni armati di coltello che seminano il terrore nelle grandi città. E ancora: potrebbe passare subito il fermo per gli individui considerati pericolosi in occasione delle grandi manifestazioni. Tutto il resto finirà nella bozza di un disegno di legge - vedi le norme sui rimpatri accelerati per i migranti irregolari considerati "pericolosi" - suscettibile di nuovi ritocchi e ritagli. Aspettando il Quirinale: gli uffici del presidente della Repubblica Sergio Mattarella, impegnato nell'inaugurazione delle Olimpiadi di Milano-Cortina, hanno ricevuto in queste ore le prime bozze ed è certo che avranno da fare qualche osservazione. Andiamo con ordine. Meloni accelera, appunto. Con il decreto legge vuole dare un segnale lampo alle forze dell'ordine dopo le immagini eclatanti della guerriglia a Torino e degli agenti presi a martellate nel corteo per Askatasuna. Subito un nuovo round di assunzioni di personale e garanzie per chi si difende con la divisa addosso: se parte un colpo per legittima difesa e nell'esercizio delle funzioni l'iscrizione nel registro degli indagati non sarà più un automatismo.











