“Un maestro di vita”. “Il padre dell’enologia moderna”. “Un amico, un mentore, un padre”. Luigi Veronelli nasceva un secolo fa, il 2 febbraio del 1926. Ci ha lasciato ormai da quasi 22 anni. Ma il suo ricordo è sempre vivo. Non solo fra chi ha avuto la fortuna di conoscerlo e stargli accanto. Ma anche tra tutti coloro che, con varie specializzazioni che siano produttori, enologi o comunicatori, frequentano il mondo del vino. Il suo merito più grande è quello di aver portato tra i filari una nuova visione e un messaggio fatti di autenticità artigianale, cura della terra, valorizzazione dei piccoli, denuncia di quei grandi gruppi che producevano senza alcun rispetto per la natura. Anticipando così molti concetti che oggi sono cavalli di battaglia di associazioni e movimenti di settore. La sua proverbiale verve e il suo non chinarsi mai al potere dei soldi o della politica lo rendono quasi un mito per le nuove generazioni. Oltre che un modello di coraggio e passione. Sempre con la poesia nella penna. Perché alla competenza sapeva unire l’umanità e la magia dell’amore per il suo lavoro e soprattutto per quel prodotto che lui chiamava “canto della terra verso il cielo”. “Il vino trasferisce la sua anima in chi lo onora bevendolo”, amava dire. Restituendo così al bicchiere il suo potere spirituale ma anche il suo valore culturale. “Luigi Veronelli va ricordato come l’uomo che ha ridato dignità all’agricoltura”, sentenzia Maurizio Zanella di Ca’ del Bosco. Una voce critica sempre in ascolto e sempre pronta a intervenire, senza paura.
Un secolo fa nasceva Veronelli. “Oggi denuncerebbe l’omologazione di certi prodotti”
Il ricordo di chi ha fatto parte del suo Seminario, da Meletti Cavallari a Giannola Nonnino, da Zanella a Giacomo Bologna. “La sua visione aperta ha cambiato v…






