Il mondo del vino piemontese perde una delle sue figure più incisive. Giuliano Noè, classe 1935, enologo e protagonista assoluto della rinascita della Barbera, è morto lasciando un’eredità che ha contribuito a ridisegnare il profilo enologico del Sud Piemonte.
Le origini
Nato a Monforte d’Alba, Noè aveva iniziato il suo percorso nel vino nel 1956, giovanissimo, in una cantina di Canelli. Da allora non si sarebbe più allontanato da quella terra adottiva, il Monferrato, che lui stesso definiva «la culla della mia vita professionale». È qui che ha costruito un’intera carriera da consulente e punto di riferimento per alcune tra le più importanti aziende vitivinicole italiane. Gli esordi alla Cantina di Vinchio e Vaglio Serra, realtà che fu tra le precorritrici della rivoluzione Barbera.
Il Barberologo
Il suo nome resta indissolubilmente legato alla Barbera. Non a caso lo chiamavano “il Barberologo”: non solo per la passione viscerale con cui difendeva questo vitigno, ma perché negli ultimi quarant’anni ogni snodo decisivo della sua storia porta la sua firma. Ha attraversato la stagione in cui la Barbera era considerata un vino popolare e poco pregiato; ha vissuto in prima linea il trauma dello scandalo del metanolo e soprattutto ha guidato la fase della rinascita, quando negli anni Ottanta il vitigno ha ritrovato dignità, qualità e prestigio internazionale.








