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Scomparso a 78 anni per un infarto l’uomo che più ha diviso il settore, tra chi lo ammirava per aver alzato una volta per tutte gli standard produttivi e chi lo accusava di iper-commercializzazione e di aver contribuito all’omologazione del gusto. Resta la storia avvincente di un uomo che, partendo dalla sua Bordeaux, è arrivato a seguire 150 cantine in tutto il mondo, Italia compresa
La notizia è arrivata nella notte, da Sud Ouest: l’enologo Michel Rolland, il più influente della sua epoca, è morto tra il 19 e il 20 marzo a Bordeaux, stroncato da un infarto. Aveva 78 anni. Con lui si chiude un capitolo decisivo della storia recente del vino, scritto tra rivoluzioni stilistiche, viaggi intercontinentali e un’idea di enologia che ha fatto scuola, nel bene e nel male.
Nato a Libourne il 24 dicembre 1947 da una famiglia di viticoltori, Rolland si era formato all’Istituto di enologia di Bordeaux e aveva mosso i primi passi nella professione che avrebbe contribuito a rivoluzionare nel 1973. La svolta era arrivata poco dopo, quando assieme alla moglie Dany aveva fondato un laboratorio di analisi destinato a diventare molto più di un supporto tecnico: divenne presto il centro operativo di una consulenza globale al quale anche molte cantine non seguite direttamente da Rolland tuttora si appoggiano.






