A dirlo non un protocollo stilato tra l’attuale maggioranza e Donald Trump, ma un accordo fra il nostro governo e gli Stati Uniti sul rafforzamento della cooperazione, fatto a Roma il 28 maggio 2009 e ratificato nel 2014. Parliamo di un periodo in cui a Palazzo Chigi non c’era Giorgia Meloni, ma un esecutivo di sinistra guidato da Matteo Renzi, il cui ministro della Giustizia era un tale Andrea Orlando. Per intenderci lo stesso deputato dem che, oggi, accusa la maggioranza di collaborare con un corpo «non compatibile con la nostra cultura costituzionale».

Peccato che a stabilire la contestata partnership non è stato l’esecutivo demonizzato, bensì una legge firmata dallo stesso dirigente del Nazareno. Lo stesso ministro dell’Interno Matteo Piantedosi, oggi finito al centro della polemica, non fa altro che attenersi a una norma mai cambiata. Quando il politico ligure, dunque, sostiene che bisogna far capire all’alleato Donald che «non è opportuno» e «non è il caso» stringere tali tipologie di partnership, non fa altro che criticare quanto da lui sottoscritto. A differenza di come sostenuto, a gran voce, ai microfoni di Coffee Break, programma di La 7, sa benissimo che gli appartenenti all’Ice, a queste latitudini, non potrebbero neanche pensare di intervenire come è consuetudine in Minnesota. Il testo, voluto e approvato da gran parte di quelle opposizioni che ora gridano allo scandalo, infatti, dice chiaramente come possa esserci solo uno scambio di informazioni utile a prevenire ogni forma di terrorismo, ma nessuna delle parti può andare oltre quelle che sono le competenze nazionali.