Peggio del Vajont, almeno dal punto di vista tecnico. Si potrebbe sintetizzare così l'intervento, affidato a un'intervista a SkyTg24, del capo della Protezione civile, Fabio Ciciliano, su quanto accaduto a Niscemi, il comune siciliano sventrato da una frana lunga 4 chilometri. Il paragone è con il disastro che nell'ottobre del 1963 portò alla morte di migliaia di persone. Allora una frana dal pendio del Monte Toc causò la discesa di 263 milioni di metri cubi d'acqua all'interno di un bacino artificiale creato da una diga da poco costruita, causando un'esondazione. A Niscemi il movimento franoso "è di circa 350 milioni di metri cubi", ha precisato Ciciliano. La frana del comune in provincia di Caltanissetta non ha causato vittime, ma sono oltre mille i cittadini sfollati, 500 nuclei familiari, alcuni dei quali non potranno tornare a casa. Quelle case, ha detto ancora il capo della Protezione civile, "dovranno essere distrutte, ammesso che l'arretramento della frana non ci pensi da solo".