Biribissi, Meneghella, forze d'Ercole, guerre dei pugni. Ma anche competizioni di voga, sfide improbabili (come scendere dal campanile di San Marco) e un processo con tori e maiali sul banco degli imputati. Nella Venezia dei tempi della Serenissima i giochi e gli sport popolari sono una cosa seria, specie durante il carnevale (ma non solo). Gare di abilità, acrobazie, duelli e divertimenti anche feroci diventano riti collettivi che hanno un ruolo chiave nella società della Serenissima, abituata a sfruttare teatralità, grottesco e articolati cerimoniali a proprio vantaggio, in un complesso gioco di potere in cui la forma è sostanza.

È il caso ad esempio del processo a tori e maiali che si è svolto in piazza San Marco dal 1162 al 1245. Un toro e 10 maiali costituivano il tributo versato dal patriarca di Aquileia ogni anno alla Serenissima a seguito di una tentata rivolta. Gli animali, che simboleggiavano proprio l'alto prelato e i suoi canonici, venivano processati e condannati a morte dalla magistratura veneziana, e la sentenza veniva eseguita il giorno di giovedì grasso. Le carni poi venivano macellate e distribuite. In campo San Polo invece vecchi tori e buoi venivano liberati e chi voleva - sia uomini che donne - poteva dare prova della sua forza tenendo le bestie per le corna. Anche in questo caso le carni poi venivano date ai meno fortunati.