MILANO. La frattura corre lungo la costa Ovest e arriva al cuore dell’industria tecnologica americana. Dopo l’uccisione a Minneapolis di Alex Pretti da parte di agenti federali dell’Immigration and Customs Enforcement (Ice), la Silicon Valley si divide tra chi chiede un passo indietro dell’amministrazione Trump e chi continua a collaborare con il governo sul fronte dell’immigrazione. La notizia è rilevante perché segna una rottura pubblica in un settore che negli ultimi mesi aveva scelto il silenzio.
Il caso Pretti – infermiere di terapia intensiva, 37 anni – è uno dei cinque episodi a fuoco che a gennaio hanno coinvolto agenti impegnati in operazioni di enforcement. Le versioni ufficiali sono state contestate da video circolati online, mentre l’amministrazione ha difeso l’operato degli agenti. Sullo sfondo, un bilancio che pesa: almeno sei morti in un mese nei centri di detenzione federali.
La reazione non è rimasta confinata alla politica. Oltre 450 dipendenti di aziende come Google, Meta, Salesforce e OpenAI hanno firmato una lettera aperta chiedendo ai vertici di fare pressione sulla Casa Bianca per il ritiro dell’Ice dalle città, la cancellazione dei contratti e una presa di posizione pubblica contro la violenza. «La brutalità ha tolto credibilità all’idea che si tratti di semplice enforcement», scrivono.













