Andrew Bosworth, computer scientist cresciuto ad Harvard, è da 4 anni capo delle tecnologie di Meta-Facebook. Ora ha anche con un altro ruolo: tenente colonnello dell’esercito. A giugno, in una cerimonia nella base militare di Arlington, lui e altri grandi tecnologi di big tech, da OpenAI a Palantir, hanno giurato, in tuta da combattimento, di difendere l’America e sono stati nominati ufficiali del Detachment 201: una nuova unità nella quale gli uomini della Silicon Valley — un tempo allergici a ogni collaborazione col Pentagono — andranno ben oltre il lavoro per commesse militari. Vivranno (part time, da riservisti) in quel mondo per capire i bisogni tecnologici dei sistemi di difesa in anni in cui il potere silenzioso degli algoritmi e del software sta rivoluzionando non solo l’economia e i rapporti sociali, ma anche il modo di combattere. La parata militare di Pechino, con l’esposizione di molte armi di nuova generazione basate su tecnologie intelligenti è solo l’ultima, e più spettacolare, testimonianza di un cambiamento epocale. Società come Google e Facebook cresciute con slogan buonisti — fare solo del bene, connettere i popoli del mondo — che avevano formalizzato nei principi aziendali l’impegno a non sviluppare sistemi bellici, oggi hanno cambiato rotta.