La svolta militare della Silicon Valley è la nuova faccia dell’innovazione. Siamo alla terza generazione di protezione dei sistemi di difesa cyber: dopo gli oggetti, dopo i gemelli digitali, i sistemi di Intelligenza artificiale. L’immagine dei quattro dirigenti di Meta, OpenAI e Palantir nominati tenenti colonnelli della nuova Unità “Detachment 201” che giurano fedeltà alla Difesa americana in uniforme da combattimento, qualche settimana fa, ha segnato il punto di arrivo di un salto strategico le cui conseguenze toccano profondamente anche l’Europa. Il reclutamento delle aziende tecnologiche nelle Forze armate.

Il motto aziendale di Google “don’t be evil” (non essere malvagio) e le mobilitazioni dei dipendenti delle Big Tech contro il coinvolgimento nel settore militare sono solo vaghi ricordi. Negli ultimi mesi leader e investitori della Silicon Valley sono stati integrati a pieno titolo nel complesso militare-industriale per prepararsi alla nuova frontiera: chi ha le competenze per sviluppare Intelligenza artificiale può anche creare attacchi autonomi contro i sistemi di Ia.

Non si tratta quindi solo di proteggere le piattaforme ma anche difendere i sistemi stessi di Ia da cui ormai dipendono anche le armi fisiche. L’approccio americano prevede che, fin dall’inizio della produzione, il governo controlli ogni fase e la sicurezza di ogni singolo elemento di una piattaforma.