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Il bilancio choc dei primi due giorni di proteste. I media Usa: "L'ayatollah chiese di reprimere la piazza con ogni mezzo"

In Iran la tensione è sempre più alta e sale il livello di allerta per una guerra che potrebbe scoppiare da un momento all'altro. Proteste si sono diffuse nel Paese dalla fine di dicembre, iniziate con uno sciopero nel bazar di Teheran, alimentate dal crollo dell'economia. Ma all'inizio di gennaio, quando gli iraniani si sono ribellati in massa, le forze di sicurezza hanno iniziato a reprimere con violenza letale, sanguinaria, senza precedenti. La polizia spara per uccidere: al collo, alla testa, all'addome. Visi vengono spaccati con bastoni, con crudeltà. Uno dei più grandi massacri del nostro tempo. Paesaggi apocalittici: stazioni della metropolitana vandalizzate, muri coperti da slogan, bidoni della spazzatura bruciati. Non sono state solo le proteste a innervosire il regime. Il presidente Trump ha incoraggiato i manifestanti e minacciato l'intervento militare. Ha quindi inviato la portaerei Lincoln verso il Golfo persico e ieri i pasdaran hanno pubblicato la foto della nave nel mirino e promesso di affondarla. In molti luoghi, nelle settimane scorse le rivolte sono diventate incontenibili e sfociate in massacri. Negozi, moschee e stazioni di polizia sono stati dati alle fiamme. Finché il 9 gennaio, la Guida Suprema, Ali Khamenei, ha ordinato di reprimere le proteste con qualsiasi mezzo. Le forze di sicurezza sono state schierate con l'ordine di sparare per uccidere e di non mostrare pietà. Il bilancio delle vittime è aumentato vertiginosamente.