Nelle strade dell'Iran la notte dell'8 gennaio potrebbe essere stata la più mortale nella storia della Repubblica islamica e una delle più cruente dell'epoca moderna.
Così le organizzazioni di intelligence internazionali - e in particolare gli 007 che operano sotto copertura nel Paese degli ayatollah - descrivono la mattanza di manifestanti: "Di una portata inimmaginabile". E due alti funzionari del ministero della Salute iraniano hanno dichiarato al Time che durante le proteste antigovernative in soli due giorni sarebbero state uccise fino a 30.000 persone, mentre il conteggio ufficiale del governo di Teheran di 5 giorni fa parla di 3.117 morti.
L'aiuto in arrivo promesso dal presidente Usa non è mai giunto a destinazione, ma le parole di Donald Trump hanno fatto salire la tensione alle stelle in Medio Oriente. In particolare in Israele, dove la preoccupazione è fortissima nel timore che le la Guida suprema Ali Khamenei decida di anticipare una eventuale mossa militare americana attaccando lo Stato ebraico. Sabato sera si è tenuto un vertice al ministero della Difesa di Tel Aviv con il capo del Comando centrale dell'esercito degli Stati Uniti (Centcom) Brad Cooper e il capo di stato maggiore israeliano Eyal Zamir sul coordinamento difensivo in vista di una possibile azione militare americana in Iran.









