L’impressione quindi è che ci possano essere numeri ancora più alti dietro la fine della proteste. Tutto questo mentre nel frattempo la Guida Suprema del paese pare essere scomparsa nel nulla e, secondo fonti vicine all’opposizione, si troverebbe in un rifugio sotterraneo a Teheran dove vivrebbe nascosta. Non è la prima volta che questa ipotesi circola: già durante la “guerra dei 12 giorni” – il conflitto scoppiato tra Iran e lo stato ebraico lo scorso anno – si vociferava che Khamenei si fosse rifugiato in un bunker sotterraneo inaccessibile e altamente fortificato. Oggi come allora, per l’Ayatollah e il suo entourage il timore è lo stesso: un attacco Usa o di Israele, o combinato, che lo tolga di mezzo. Tutto questo perché nel frattempo Donald Trump continua a minacciare il paese, dicendo che gli Usa stanno monitorando la situazione e che una grande flotta statunitense si sta dirigendo verso l’Iran. Nel frattempo, come spesso accade, Teheran ha mostrato i muscoli e smentito i racconti occidentali. Il console iraniano a Mumbai ha sostenuto pubblicamente che Khamenei abbia “personale di sicurezza a proteggerlo” ma che non si debba “pensare che sia nascosto in un bunker o in un rifugio”.