Non siate pigri. Vincete la sedentarietà, senza pensare per forza di diventare Highlander per ottenere prestazioni eccezionali. Se la pancetta avanza con il tessuto adiposo che fa da carburante per l’infiammazione, i reni cominciano a manifestare qualche acciacco, il diabete di tipo 2 si fa strada, può bastare poco per migliorare il benessere. Pensate: un aumento di un'ora di attività fisica leggera al giorno è stato associato a una riduzione del rischio di morte dal 14% al 20% per chi soffre di sindrome cardio-reno-metabolica, con un particolare impatto (positivo) su chi presenta i quadri più complessi. A dirlo è uno studio pubblicato sul Journal of the American Heart Association, coordinato da Michael Fang, della Johns Hopkins Bloomberg School of Public Health di Baltimora (primo nome Joseph Sartini).
Lo studio assume particolare importanza considerando che per controllare questo quadro complesso e rallentare la progressione del danno metabolico cardiovascolare, e nefrologico oltre alle sane abitudini alimentati e ai farmaci prescritti dal medico si punta molto sull’attività fisica. La ricerca dice che anche per chi non riesce a svolgere sforzi da intensi a moderati perché il quadro è avanzato, un pizzico di movimento in più può davvero aiutare.






