Non solo farmaci e dieta corretta. I quattro milioni di italiani con diabete devono prepararsi a aggiungere un'altra terapia. Meglio se quotidiana. È l'attività sportiva. Ormai, a tutti gli effetti, alleata fondamentale per la convivenza con la malattia. Battezzata, oggi, come "epidemia silenziosa". D'altronde, la prevalenza del diabete di tipo 2 (quello che una volta insorgeva in tarda età) tra gli under 45-50 è sempre più diffusa. Da qui la necessità, o meglio l'urgenza, che giovani e meno giovani non si limitino a prendere i farmaci o cambiare l'alimentazione per fronteggiare la malattia.
L'indicazione del rinnovato percorso terapeutico arriva dagli specialisti della Società Italiana di Diabetologia. Che, confrontando le diverse evoluzioni della patologia ai nostri giorni si sono resi conto che è lo sport a fare la differenza. A migliorare la qualità di vita e rafforzare le misure per tenere l'organismo in equilibrio. «L'attività fisica non è un complemento della terapia, è parte integrante delle strategie di prevenzione e di terapia in tutte le fasi della malattia sottolinea la professoressa Raffaella Buzzetti, presidente della Società Italiana di Diabetologia Abbiamo sempre parlato dell'importanza della costanza e della regolarità dell'esercizio fisico. Ma adesso, le ultime evidenze scientifiche fanno emergere anche l'importanza della varietà. Alternare attività aerobica e allenamento di resistenza significa intervenire su meccanismi fisiologici diversi: miglioriamo la sensibilità all'insulina, riduciamo il grasso viscerale, proteggiamo la massa muscolare e contribuiamo al controllo dei principali fattori di rischio cardiovascolare». Si raccomandano almeno 150 minuti a settimana di esercizio aerobico moderato (marcia, nuoto, bici, ballo) o 90 minuti intenso, ripartiti su tre giorni. L'esercizio fisico dovrebbe essere svolto quotidianamente, alle ore più idonee in relazione ai pasti ed eventualmente alla somministrazione insulinica; concordando un piano con il diabetologo di fiducia.






