La marcia indietro di Donald Trump sui dazi contro i Paesi Ue che avevano annunciato l’invio di soldati in Groenlandia non può essere letta solo come esito delle discutibili trattative diplomatiche condotte in solitaria da Mark Rutte. Sullo sfondo c’è un fattore che la Casa Bianca teme e torna ciclicamente a condizionare le scelte di Washington: la reazione dei mercati finanziari e in particolare l’andamento dei Treasury. In una fase in cui il maxi debito americano è diventato un elemento di vulnerabilità strutturale. Lo stesso presidente Usa l’ha “confessato” giovedì mattina al programma ‘Mornings with Maria’ su Fox Business: collegato con Maria Bartiromo, ha annunciato “forti ritorsioni” se i Paesi europei dovessero vendere titoli di Stato americani come forma di pressione su Washington.

L’avvertimento deriva dal fatto che nei giorni di massima tensione per le minacce trumpiane sul territorio danese sono scattate massicce liquidazioni dei T-bond, i cui rendimenti sono saliti ai massimi da oltre quattro mesi mentre il dollaro si è indebolito rispetto all’euro. Nulla fa pensare che dietro ci fossero governi e non investitori privati, ma di certo si è trattato di un nuovo “Sell America” come quello che si era registrato la scorsa primavera dopo il Liberation day in cui il presidente Usa aveva annunciato maxi dazi reciproci a carico della maggior parte dei partner commerciali salvo ripensarci pochi giorni dopo annunciando una tregua di 90 giorni.