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Ultimo aggiornamento: 13:03

Mentre la politica rimestava sulla “centrale di spionaggio” di Giangaetano Bellavia, Report porta alla luce un fronte decisamente più esplosivo: dal 2019 oltre 40mila computer in dotazione a procure e tribunali italiani possono essere spiati grazie a un software comunemente installato negli uffici.

Una importante Procura aveva sollevato formalmente il problema segnalandolo subito al Ministero della Giustizia ma – sempre secondo la ricostruzione di Report – la questione venne rapidamente archiviata ai vertici del Ministero, dopo un intervento attribuito – nel racconto di un dirigente – alla Presidenza del Consiglio. La linea del Ministero è quella di attendere la messa in onda del programma per vedere cosa verrà mostrato e solo successivamente decidere il da farsi. Per ora non c’è una risposta ufficiale, ma fonti interne sentite dal Fatto ammettono che software che consento di agire da remoto e con il potenziale per trasformasi in “trojan” esistono ma sarebbero “completamente disattivati”.

Documenti, testimonianze audio e video raccolti dalla trasmissione dimostrano che su circa 40.000 postazioni dell’amministrazione giudiziaria – dai dipendenti amministrativi fino a giudici e procuratori di ogni ordine e grado – è installato un software in grado, almeno potenzialmente, di consentire forme di controllo e videosorveglianza remota delle attività dei magistrati.