"L'inchiesta di Report sulla sicurezza informatica dei sistemi utilizzati da tutti i magistrati italiani porta pesanti interrogativi e desta grave preoccupazione. Emergono profili di criticità rilevanti rispetto alla sicurezza e alla riservatezza, rimasti finora senza alcuna significativa spiegazione". Così la giunta esecutiva centrale dell'Associazione nazionale magistrati in una nota.
"Chiediamo - prosegue l'Anm - un chiarimento al ministro Nordio e soprattutto un intervento immediato per garantire la necessaria segretezza di ogni indagine e delle attività di ogni giudice e pubblico ministero, impegnati nella tutela dei diritti di ciascun cittadino. E chiediamo altresì chiarezza in merito a quanto emerso rispetto al ruolo della Presidenza del Consiglio. È fondamentale ci sia piena e totale trasparenza, e che ogni soggetto istituzionale la garantisca per quanto di sua competenza".
Secondo la ricostruzione della trasmissione condotta da Sigfrido Ranucci, sui circa 40mila computer dell’amministrazione giudiziaria — dai dipendenti non togati fino a giudici e magistrati di ogni ordine e grado — sarebbe installato un software informatico che consentirebbe l’accesso da remoto alle postazioni di lavoro, anche senza che i titolari ne siano a conoscenza.












