"Non emergono profili penalmente rilevanti". È questa, allo stato, la conclusione a cui sono giunti i pm di Roma sulla vicenda del software informatico Ecm, installato su circa 40mila computer dell’amministrazione della giustizia.
Nei mesi scorsi la Procura ha aperto un fascicolo a modello 45, senza indagati né ipotesi di reato, per svolgere accertamenti preliminari sul sistema informatico. Le verifiche immediatamente disposte, in particolare sul rischio di vulnerabilità informatica, non avrebbero evidenziato elementi tali da configurare violazioni di rilievo penale. La mancanza di conseguenze giudiziarie non ha però spento le polemiche, alimentate dalle rivelazioni andate in onda su Report e dalle dichiarazioni di Aldo Tirone, giudice del Tribunale di Alessandria. Il magistrato ha confermato di essere venuto a conoscenza delle funzionalità del software grazie alle "confidenze" di un tecnico informatico, che gli avrebbe parlato di un sistema capace di consentire forme di controllo remoto dei computer, all’insaputa degli utenti. Lo "scoop" lanciato dall'ultima puntata della trasmissione d'inchiesta di Rai 3 condotto da Sigfrido Ranucci, insomma, risulta decisamente depotenziato. Nonostante questo, però, diventa subito materiale da polemica politica.











