Sulla vicenda del software informatico Ecm, installato nei 40mila pc dell'amministrazione della giustizia, i pm di Roma hanno avviato nei mesi scorsi un fascicolo a modello 45, ossia senza indagati o ipotesi di reato. In base a quanto si apprende, dalle verifiche immediatamente disposte non sarebbero emersi profili penalmente rilevanti in riferimento al rischio di vulnerabilità informatica del sistema.
Secondo la nuova inchiesta di Report, il programma condotto da Sigfrido Ranucci che andrà in onda nella prossima puntata, sui circa 40mila computer dell’amministrazione giudiziaria — dai dipendenti non togati fino a giudici e magistrati di ogni ordine e grado — sarebbe installato un software informatico che consentirebbe l’accesso da remoto alle postazioni di lavoro, anche senza che i titolari ne siano a conoscenza.
Intanto, 12 consiglieri del Csm - i 6 rappresentanti del gruppo di Area, la togata di Md Domenica Miele, i togati indipendenti Fontana e Mirenda, e i laici Ernesto Carbone (Iv), Papa (M5S) e Romboli (Pd) – hanno chiesto, con un documento depositato al Comitato di presidenza di Palazzo Bachelet, “l’apertura urgente di una pratica volta a verificare quali siano stati e siano attualmente i presidi di sicurezza adottati al fine di scongiurare il rischio di accessi anonimi e illeciti alle postazioni di lavoro dei magistrati e del personale di cancelleria".










