Che meraviglia le auto d'epoca, quelle nobili reliquie del Novecento, quando il rombo di un motore era sinfonia meccanica e non un algoritmo sussurrato da un chip. Ma oggi, basta un clic su AutoScout o Subito.it per assistere allo spettacolo malinconico: Giulietta Spider, Lancia Lambda, e tutta la corte dei miti assoluti, offerti in massa a prezzi da svendita di fine stagione.
Come se il tempo, quel tiranno, avesse deciso di svalutare non solo il ferro, ma pure i sogni. Il presidente dell'Asi, Alberto Scuro, in una recente intervista a La Stampa, ha ammesso il fenomeno, dipingendolo come un salutare ritorno alla realtà dopo anni di bolle speculative. Ha ragione.
Negare l’evidenza della crisi
Ma il settore, ostinato come un carburatore intasato, nega l'evidenza. "Crisi? Quale crisi?", replicano, mentre l'iconica GTO è stata battuta all'asta per settanta milioni (settanta!) in meno del previsto, come una diva hollywoodiana che scopre le rughe.
Ovvio: se vendi nostalgia su quattro ruote, non puoi vedere nuvole all'orizzonte. Sarebbe come un antiquario che confessa: "Questi vasi etruschi? Tra poco marciranno".






