Crollano le quotazioni delle auto d’epoca. Quei reliquiari su quattro ruote, santuari ambulanti di un tempo che fu, quando il rombo di un motore era sinfonia e non solo rumore di fondo nel traffico isterico delle metropoli.
Le guardavamo con lo stesso rispetto misto a invidia con cui si osserva un anziano aristocratico che passeggia in smoking tra i jeans sdruciti della plebe. E invece, eccole qui, precipitate in una crisi che ha il sapore amaro: le quotazioni crollano, in picchiata libera, come se il cielo del mercato del lusso si fosse improvvisamente squarciato.
L’asta di Mecum affossa il mito della GTO
È ufficiale, e non è un pettegolezzo da box auto. All’ultima asta di Mecum – quel circo Barnum dei collezionisti dove il martelletto batte come un cuore in fibrillazione – il sacro graal dei motori, la mitica Ferrari GTO, è stata svenduta per la misera (si fa per dire…) somma di 38,5 milioni di dollari. Misera, sì: meno della metà di quanto i battitori si aspettassero. La stima veleggiava intorno ai 100 milioni. E per di più, molto meno della precedente vendita all’incanto, quella del 2023, quando una GTO simile era passata di mano per 51,7 milioni. Ma il dettaglio che punge come una spina nel fianco è un altro: il proprietario ha accettato l’offerta senza batter ciglio, senza quel tira e molla da mercante in fiera che tanto anima queste aste.







