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Il cambio di paradigma: i modelli popolari si riducono, i prezzi volano. L'auto è davvero un feticcio per le classi più agiate?

"Mobilità anno zero", l'evento de Il Giornale alla Fondazione Feltrinelli di Milano, pone l'attenzione sul momento epocale che sta vivendo l'industria automobilistica, un passaggio il cui esito è ancora tutto da comprendere. La crisi attuale va oltre il semplice calo delle vendite o la chiusura delle fabbriche: si tratta di un vero e proprio cambio di civiltà. L'automobile, icona indiscussa del Novecento, sembra aver perso la sua centralità nell'immaginario collettivo. Un tempo rappresentava l'orizzonte, la fuga, il desiderio, la stanza dei sogni su quattro ruote, il motore della giovinezza e il simbolo del futuro conquistato. Acquistarla richiedeva sacrifici, ma restava un bene accessibile, spesso il primo gesto della vita adulta. Oggi, tuttavia, l'auto è tornata a essere percepita come privilegio, status e lusso. I modelli popolari si assottigliano, i prezzi crescono in modo vertiginoso e le grandi città la respingono, rendendola, di fatto, non più alla portata di tutti. È lecito domandarsi se quello che era un sogno collettivo stia rapidamente trasformandosi in un feticcio destinato unicamente alle classi più agiate.