C’è una porta che resta chiusa in via La Malfa. Non per difendersi dal mondo, ma per proteggere un bambino. Dentro quella casa il tempo si è fermato, il dolore si è sedimentato, ha occupato le stanze, ha abbassato la voce di tutti. È lì che Stefano Torzullo trattiene tutta la sofferenza. Più che parole, le sue sono richieste. «Non so nemmeno come sto riuscendo a rimanere calmo, non so quale santo mi stia tenendo in piedi, dopo quello che ho saputo». Federica non c’è più. Sua figlia, uccisa dal marito. E lui, padre, ora è soprattutto nonno. «Mio nipote è a casa. Non è stupido. Capisce. Capisce anche dal nostro sguardo che c’è qualcosa che non va, che la madre non tornerà più». Si interrompe. Respira. «Stiamo cercando di affrontare la situazione, di proteggerlo. Ma a lui… a lui chi gliela dirà la verità?». Il bambino ha dieci anni. La sua vita è cambiata dal 9 gennaio, da quando Federica è scomparsa. Una vita fatta di domande senza risposta, quella che lo aspetta: «Mamma dov’è?». Ora una quotidianità di adulti che abbassano gli occhi, di telefoni che squillano in continuazione. «È qui con noi in casa», dice il nonno. «È la nostra priorità. Tutto il resto viene dopo». Il piccolo capisce, eccome. Lo capisce quando la casa è sempre piena ma allo stesso tempo vuota. Quando la mamma non chiama più e, se chiede di lei, c’è solo un silenzio gelido. «Comprende tutto anche se non gli dici niente», ripete Stefano Torzullo.
Federica Torzullo, il padre Stefano: «A suo figlio chi lo dirà? Ha capito che la mamma non ritornerà mai a casa»
C’è una porta che resta chiusa in via La Malfa. Non per difendersi dal mondo, ma per proteggere un bambino. Dentro quella casa il tempo si è fermato, il dolore si è...













