«Io e mio padre siamo usciti dalla stanza sperando che se avessimo lasciato Claudio da solo avrebbe detto la verità e specificato nel verbale di denuncia di scomparsa che lui e mia sorella erano separati in casa, che lei frequentava un’altra persona e che avevano già consultato un legale per una consensuale». Stefania Torzullo racconta al suo avvocato Carlo Mastropaolo, com’è andata quel 9 gennaio nella stazione dei carabinieri di Anguillara. La donna, farmacista a Bracciano, si è affidata a lui per essere rappresentata come parte offesa nel caso di femminicidio di sua sorella Federica, 41 anni, mamma di un bambino di 10, per il cui delitto è stato fermato il marito Claudio Carlomagno, accusato di avere ucciso la moglie in maniera efferata, con 23 coltellate, occultato il cadavere sotterrandolo nel terreno adiacente la sua ditta di scavi, tentato di dare fuoco al corpo e di farlo a pezzi per evitarne il riconoscimento.

È Stefania che da subito con la sua tenacia - la stessa che ora la tiene in piedi e le dà la forza di accudire il nipote rimasto senza la sua mamma - che ha di fatto maturato fin da subito dei sospetti e ha dato un’accelerata alle indagini, riferendo ai carabinieri le sue perplessità. «Lui era come impassibile quando noi eravamo tutti preoccupati», ha detto ancora a Mastropaolo, evidenziando come si fosse accorta che Carlomagno potesse sapere che fine avesse fatto Federica e mettendo in chiaro di non aver condiviso le contraddizioni del cognato che, nel denunciare la scomparsa della moglie, ha omesso di dire che ormai tra loro era finita.