Tentazione primarie. Ché se da una parte (politica, quella a sinistra) adesso ci si attacca all’esegesi di una sola parola - «discontinuità» - per non sconfessare Beppe Sala rimarcando però, in un certo senso, lo stesso concetto (il caso è quello delle dichiarazioni rilasciate dal segretario meneghino del Pd, Alessandro Capelli, al Corsera circa la Milano del 2027: «Discontinuità è una parola che non ho usato nell’intervista, era in una domanda. Siamo molto orgogliosi di quello che abbiamo fatto e non ci sono contraddizioni a dire che bisognerà ragionale di una stagione nuova»), sull’altro lato dell’emiciclo comunale, ossia in casa centrodestra, l’idea inizia a serpeggiare.

Premesso: è tutto ancora in divenire, tutto da vedere e da decidere. Però se c’è una lezione che ha impartito alla politica la scorsa tornata elettorale a Palazzo Marino è che è il tempo è un fattore fondamentale, arrivare troppo prima “brucia” i candidati, arrivare troppo tardi non li fa entrare in corsa. Ma se anche Fratelli d’Italia, Forza Italia, Lega e Noi moderati optassero per la scelta “dal basso”? «Mai dire mai», scherza (mica poi tanto) il presidente del Senato Ignazio La Russa (Fdi): «Non le abbiamo mai fatte ma c’è sempre una prima volta. Chi lo sa, magari...». Puntini di sospensione e amo gettato nel fiume che qui, almeno sotto la Madonnina, la possibilità adesso resta aperta. Certo, serve unità e (soprattutto) occorre una comunanza di intenti: vale sui nomi, ma vale anche sulla modalità con cui presentarsi davanti ai cittadini. Però hai visto mai.