Gentile direttore, all'esito favorevole al no del confronto referendario ci si illude di far corrispondere una possibile vittoria del centrosinistra alle prossime elezioni politiche. E, dunque, si affretta il passo per decidere chi sarà designato dalle primarie a capo della coalizione. Ciò facendo, si sposta la messa a fuoco di un programma da condividere sulla persona che lo rappresenta.

Da alcuni decenni, la crisi dei partiti di una sinistra progressista, che fatica ad offrire un'alternativa credibile e quindi una visione complessiva e coerente sulle trasformazioni geopolitiche e socio-economiche del mondo, ha portato alla rinuncia alla selezione dei propri rappresentanti e alle sue responsabilità collegiali, delegandole ad un indistinto popolo delle primarie chiamato a scegliere un capo tra due o più candidati. Concettualmente e paradossalmente è una sorta di premierato coltivato da forze progressiste e di sinistra.

Certo, la partecipazione democratica dei cittadini è sempre benvenuta, ma se il programma è comune e condiviso da tutte le forze che lo sostengono, perché ingaggiare un confronto divisivo, invece di assumersi la responsabilità di esprimere al proprio interno una guida rappresentativa di un programma e di una coalizione? Vi è maggiore maturità politica assumendosi le proprie responsabilità, o delegandole all'ibrido popolo delle primarie?