Nel dibattito su primarie sì o no, leader di partito o federatore, segretario di uno dei partiti della coalizione o Papa straniero, sono piombate, ieri, le parole durissime di Romano Prodi, inventore dell’Ulivo, unico premier del centrosinistra ad aver vinto nelle urne, padre nobile del Pd. «Se continua così», ha detto l’ex premier a Sky Tg24, «tutte sono persone giuste per perdere.
Una gara fatta oggi vuol dire litigare e lasciare spazio ai cinque gol della Bosnia. Si viene a creare questa situazione». E ne ha avuto anche per il leader del M5S: «Io davvero non capisco perché Conte abbia fatto questa mossa, una mossa che mette ancora più in crisi». Alla domanda, poi, su un possibile federatore del centrosinistra, ha risposto che il discorso è prematuro: «Prima si faccia squadra, prima si discuta di tattica e strategia e di quello che bisogna dare ai giovani che hanno votato», il 22-23 marzo. Solo dopo si potrà parlare, eventualmente, di un possibile federatore. Oggi, questa discussione, non è praticabile. Non crede Prodi che «il federatore sia pronto in questo momento».
Sempre tornando a Conte, che ha lanciato il tema delle primarie subito dopo la vittoria del no al referendum costituzionale, Prodi la vede così: «Chi vuol fare le primarie oggi ha già perso. È cominciato un giochino autodistruttivo, l’unica cosa che può far vincere la squadra di Meloni che non ha fatto nulla da quando è andata al governo. Una gara di questo tipo fatta oggi», ha sottolineato, «vuol dire litigare, lasciare spazio ai gol della Bosnia». Quanto all’ipotesi, proposta da Rosy Bindi, di Pierluigi Bersani come federatore per il centrosinistra, Prodi prima si è schermito: «A parte il fatto che non so nulla, non sono un cardinale che elegge il Papa», al massimo «sono un parroco».








