Roma, 30 mar. (askanews) – Il ‘conclave’ nel centrosinistra è iniziato e chissà se anche in questo caso varrà la regola che vuole sconfitto chi entra già ‘papa’. La scelta del leader è ormai il tema che domina la discussione tra le opposizioni, l’affondo di Giuseppe Conte fatto quando ancora venivano scrutinate le schede del referendum ha imposto il tema delle primarie al primo punto dell’agenda, tanto più che con l’ipotesi di voto anticipato diventa pressante chiarire chi guiderà la coalizione e ormai diventa di dominio pubblico anche il lavorio per eleggere un ‘papa straniero’ che risolva la sfida tra Elly Schlein e il leader M5s ormai alla luce del sole.

L’ex premier sabato scorso ha stupito tutti presentandosi all’evento di Più Europa, aprendo alla difesa comune e dicendo che non si può comprare gas russo finché c’è la guerra in Ucraina. “Ha indossato di nuovo l’abito da primo ministro…”, è stato il commento di un parlamentare Pd. Conte sa di essere ben visto dalla sinistra Pd e Paolo Mieli, sul Corriere della sera, oggi addirittura suggerisce alla Schlein di restare al Pd e lasciare al leader M5s il ruolo di candidato premier. Ma proprio questo rafforza i ‘cardinali’ che dentro e fuori il Pd lavorano per il ‘papa straniero’: troppo divisive queste primarie, si rischia di farsi male, è il ragionamento, cerchiamo un terzo nome condiviso che metta tutti d’accordo.