Contrordine. Le primarie per la scelta del candidato premier, si dice nel Pd, non sono più una buona idea. O perlomeno non è bene parlarne ora. Intanto, ci sono tanti altri metodi. Ci si può mettere d’accordo per trovare la figura «più adatta», «più competitiva». Si può concordare un quadro che preveda più ruoli. Per cui tu (Schlein o Conte) rinunci alle primarie, ci accordiamo su un altro nome (Silvia Salis, Stefano Bonaccini, Pierluigi Bersani, Antonio Decaro, Gaetano Manfredi, Roberto Gualtieri), ma in compenso, se vinciamo, sarai ministro degli Esteri o presidente del Senato. O, perché no, il nostro candidato al Quirinale.

Oppure si può fare come il centrodestra, per cui la scelta è lasciata agli elettori: il partito che prende più voti, esprime il premier. In ogni caso, meglio rinviare la discussione. Anche perché, con tutto quello che sta succedendo nel centrodestra, mettersi ora a discutere di primarie, si dice, «è lunare». E così, nel giro di cinque giorni, si è passati nel Pd dal rallegrarsi perché Giuseppe Conte si era detto finalmente disponibile alle primarie a una controffensiva mediatica e interna per convincere tutti che il tema va rimandato. E persino Elly Schlein si è convinta.