C’è un tentativo in atto nel Pd: far saltare le primarie. Evitarle. E arrivare a scegliere il candidato premier attraverso quella che, nei colloqui informali, chiamano “soluzione negoziata”. Che vuol dire: mettersi d’accordo, tra leader e big, per trovare quella che definiscono “la figura migliore”, “la più competitiva” per battere l’altro fronte. Un profilo che, al momento, corrisponde a due nomi: Silvia Salis, sindaca di Genova (che non a caso da due giorni ha messo in chiaro di non voler partecipare alle primarie, perché le ritiene “sbagliate”, divisive) o Gaetano Manfredi, sindaco di Napoli, un uomo di unità per i suoi buoni rapporti con Schlein, Conte e perfino Renzi. Ma c’è anche chi fa il nome di Pierluigi Bersani o di Roberto Gualtieri, sindaco di Roma. La cosa curiosa- ma nemmeno tanto per chi conosce la storia del Pd- è che a lavorare per questo tentativo sono varie correnti del Pd. Anche molto diverse per idee.
Accomunate, però, per diverse ragioni e con differenti obiettivi, dall’idea che Schlein non è la scelta migliore. O non è quella che preferiscono. Dunque, per evitarla, bisogna far saltare le primarie. Ma come? Già prima del referendum, era partito un tentativo dei notabili dem di spingere Schlein a farsi da parte. Tentativo fallito perché la segretaria del Pd, dietro il sorriso, è determinata a voler giocare fino in fondo la sua partita. E non subisce la sudditanza di notabili, capicorrente o ricatti in nome dell’unità. Schlein vuole fare la candidata premier di quel campo largo che, va riconosciuto, lei ha rimesso insieme.








