Continua, nel centrosinistra, il dibattito sulle primarie. Parallelo all’altro dibattito, più sottotraccia, ma altrettanto vivo, di cui Libero, ieri, ha dato conto: quello su chi sarà il prossimo inquilino del Quirinale. Anche perché le due partite sono strettamente intrecciate. Non siamo più nella Prima Repubblica, dove il manuale Cencelli era rigidamente osservato nella distribuzione di tutte le cariche.

Ma anche ora certi equilibri vanno rispettati. Per cui, in questi giorni, gira un ragionamento che ha una sua ferrea logica: se il M5S dovesse conquistare Palazzo Chigi, il Quirinale spetterebbe gioco forza al Pd. E viceversa. Se il Pd conquista Palazzo Chigi, il Colle più alto deve andare al secondo partito della coalizione, presumibilmente il M5S. Ma siccome, si dice, il M5S non ha grandi candidati adatti per il Quirinale, sarebbe preferibile che per quella carica corresse un dem. O una personalità vicina al Pd. Un’altra ragione per cui, tra i notabili del Pd, non dispiace così tanto l’ipotesi che Palazzo Chigi vada a Conte.

Nella rosa dei candidabili, si sfila Giuliano Amato, che in una lettera a Libero fa notare che, per ragioni di età, il suo nome non può essere in campo. «Sto per compiere 88 anni, quando Sergio Mattarella lascerà l’incarico potrei averne più di 90. Se dovessi avanzare o accettare una candidatura del genere, troverei in ciò la prova irrefutabile di una mia sopravvenuta demenza senile».