Chi tace, non acconsente. Non è neanche metà mattina, quando le agenzie di stampa rilanciano l’intervista rilasciata da Giuseppe Conte al Corriere della Sera, ieri. «Le primarie sono il modo più efficace per indicare il leader della coalizione, ma solo dopo aver condiviso un programma comune», torna a precisare il leader di M5S. Una mano tesa? Una proposta? Un toc toc alla porta dei presunti alleati? Un diktat? Qualunque cosa fosse, è stata ignorata dai destinatari del campo largo. Solo Carlo Calenda, che al momento è fuori dal perimetro della sinistra, l’ha commentata, ma unicamente per insultare l’ex premier. «La sua essenza spirituale e politica? Ndo cojo, cojo» ha chiosato il capo di Azione. Sì va bene, era domenica, ma la spiegazione non sta nel giorno di festa. Saranno tutti d’accordo, a sinistra, che ora è il momento di scrivere il programma, come chiunque ripete. La realtà dei fatti tuttavia è che, ben prima di scrivere la prima parola di questa sorta di riedizione delle tavole di Mosé, leader e leaderini del centrosinistra hanno già iniziato a sfidarsi tra di loro; e non per far prevalere le rispettive idee, ma per prevalere a livello personale. Ignorare Conte per non fargli da cassa di risonanza è l’ordine di scuderia nel Pd, in Avs, in Italia Viva. Non è che siccome Giuseppi ha fatto un libro pre-elettorale, Una nuova primavera (Marsilio), gli altri si prestano a fargli la promozione. Tanto più che l’avvocato del popolo viaggia al ritmo di due interviste al giorno; ieri era anche da Fabio Fazio. E allora, se la suoni e se la canti da solo, che poi è la cosa che gli dà più soddisfazione. Altro che programma da scrivere. Nel centrosinistra è in corso una partita di scacchi.
Giuseppe Conte si ricandida premier e dagli alleati solo silenzio | Libero Quotidiano.it
Chi tace, non acconsente. Non è neanche metà mattina, quando le agenzie di stampa rilanciano l’intervista rilasciata da Giuseppe Con...






