Il referendum ha già raggiunto un obiettivo: farci scoprire una speciale categoria che può tutto o quasi. Parliamo dei giudici. Seppure la stragrande maggioranza dei togati rispetti le regole e svolga la propria professione come una vera e propria “missione”, non mancano quei furbetti che, sfruttando il ruolo, pensano di poter fare quello che a tutti gli altri non è consentito. Ritenevamo che il poter pubblicare liberamente post sessisti sui social o superare il tradizionale posto di blocco post-festività, solo per essere nipote di “...”, potesse essere il colmo, il limite oltre cui non si può andare. E invece no. I “nostri” possono fare di meglio. A sollevare l’ultima anomalia è il solito parlamentare di Forza Italia Enrico Costa. Quest’ultimo, mediante X, porta alla nostra conoscenza un caso che, senza carte alla mano, stenti a credere. Parliamo della sentenza della sezione disciplinare numero 40 del 2024 che assolve per scarsa rilevanza «il magistrato di sorveglianza che invia al Pm, titolare del procedimento a carico di sua moglie, una mail contenente una ricostruzione giuridica del fatto, dandone una propria interpretazione, tesa a ritenere il reato non configurabile». Per dirla in breve, la persona a cui si fa riferimento riferisce al collega l’episodio in cui è coinvolta l’amata come gli conviene. Un trattamento a dir poco privilegiato, considerando che, secondo la denuncia dell’onorevole azzurro, lo stesso marito-giudice di sorveglianza avrebbe, poi, chiesto di partecipare durante l’interrogatorio della consorte. Quasi per dire, «se sbagli, ti vedo».