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7 FEBBRAIO 2026
Ultimo aggiornamento: 17:27
C’è una sottosezione nei comitati per il Sì al Referendum sulla riforma della giustizia che potremmo chiamare ‘toghe in politica’. Si tratta di magistrati che non temono il controllo della politica – uno degli argomenti più polemici del fronte del No – forse perché della politica fanno già parte. Si sono candidati a qualche elezione, sono stati eletti o nominati, hanno parteggiato mentre erano in ruolo, e hanno rivestito la toga. E ora da magistrati con o senza ruolo in politica sposano – legittimamente – le ragioni del Sì e le propagandano.
Ne abbiamo individuati alcuni nella locandina del convegno ‘La trasversalità dei Sì’, due giorni conclusi ieri di dibattiti, interventi e tavole rotonde al teatro Quirino di Roma. A cominciare dal giudice civile di Nocera Inferiore Luigi Bobbio, ex senatore An, chiamato a parlare sul tema del sorteggio come antidoto al correntismo nel Csm. Bobbio è uno dei leaderissimi di questo fronte, fu tra i primi ad aprirlo con una intervista a Libero: “L’argomento (fasullo) del controllo politico sui pm è quello preferito dal procuratore di Napoli Nicola Gratteri, è un argomento falso, apodittico, indimostrato”, uno dei passaggi clou del suo pensiero. Che è quello di un magistrato che si candidò nel 2001 al Senato dopo 15 anni in procura a Napoli, di cui otto nella Dda e un processo contro Diego Armando Maradona. In parlamento si distinse per un emendamento ad hoc per sbarrare la strada alla nomina di Giancarlo Caselli alla guida della procura nazionale Antimafia. Nel 2008 fu nominato capo di gabinetto di una giovanissima Giorgia Meloni ministra dell’ultimo governo Berlusconi. Nel 2010 fu eletto sindaco di Castellammare di Stabia, fece vincere la destra in una roccaforte rossa, ma durò poco. E qualcuno aveva pensato a lui due anni fa per opporlo al campo largo dell’ex direttore dell’Espresso Luigi Vicinanza. Diede anche l’ok, patto sancito con una stretta di mano col ministro Tajani, ma alla fine non se ne fece niente.








