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Ultimo aggiornamento: 15:00

Un’indagine ad ampio spettro, che vada oltre il solo legame tra la morte e le condizioni lavorative di quella notte. Il decesso del vigilante Pietro Zantonini in un cantiere delle Olimpiadi invernali a Cortina d’Ampezzo non è appesa ai soli risultati definitivi dell’autopsia, che in via preliminare tenderebbero a escludere una correlazione tra la morte nella notte dell’8 gennaio e le temperature estreme alle quali il 55enne era costretto a lavorare nel gabbiotto dello Stadio del Ghiaccio nel comune veneto, dove tra 22 giorni inizieranno i Giochi.

La procura di Belluno, a quanto apprende Ilfattoquotidiano.it, è intenzionata ad approfondire l’humus lavorativo nel quale è maturato il decesso del vigilante, assunto con un contratto a termine di un mese poi prorogato fino a febbraio dall’azienda milanese Ss Security&Bodyguard, il cui legale rappresentante è stato iscritto nel registro degli indagati. La delega che il pubblico ministero Claudio Fabris avrebbe dato ai carabinieri è ampia e mira a verificare anche il rispetto di normative sul lavoro, formazione, sicurezza, logistica, compresi i sistemi di riscaldamento della guardiola, che è stata ispezionata dallo Spisal.