Accolto tra gli applausi, Luigi Vicinanza entra in una sala piena. Stringe le mani di chi si alza in piedi per salutare il sindaco di Castellammare di Stabia, che chiarisce subito: «Io resto al mio posto, non mi dimetto. Hanno provato a delegittimarmi e a screditarmi. Non è questo il giorno nel quale andrò via». Dalla platea del teatro Supercinema arrivano urla di sostegno, sventolano bandiere della Uil e della Cisl. Un migliaio di persone risponde alla chiamata di Vicinanza. Ha i colori di associazioni come l’Anpi e Libera, e il peso di nomi di prestigio, in prima fila l’ex procuratore generale Luigi Riello, la risposta al Pd.

Il partito che nella primavera del 2024 ha sostenuto la candidatura del giornalista, per voltare pagina dopo lo scioglimento per infiltrazioni camorristiche dell’amministrazione di centrodestra precedente. E poi ha attaccato la sua esperienza di governo, dopo un’inchiesta della Dda sui rapporti tra clan D’Alessandro e politica, che ha coinvolto due consiglieri comunali di maggioranza. «Questa amministrazione non è un argine alla camorra», aveva detto l’europarlamentare Dem Sandro Ruotolo dimettendosi da consigliere comunale di Castellammare. Uno scontro che ha avuto conseguenze sui rapporti con l’intero Pd, l’ala di sinistra legata a Elly Schlein ha incalzato: «Se il sindaco non lascia noi usciamo dalla maggioranza».