VENETO - È legge un’ulteriore stretta al riconoscimento della cittadinanza italiana iure sanguinis, tema molto sentito a Nordest per il record di ricorsi trattati e pendenti al Tribunale di Venezia, con il conseguente effetto sui Comuni del Veneto. Dopo il via libera della Camera, anche il Senato ha approvato le “Disposizioni per la revisione dei servizi per i cittadini e le imprese”, un testo proposto dal Governo per dare seguito al decreto Tajani (poi convertito) che aveva limitato il diritto a due generazioni. In sostanza la norma, di cui è stato relatore in aula il bellunese-triestino Roberto Menia (Fratelli d’Italia), toglie la competenza ai consolati per affidarla al ministero degli Esteri. «Un addio alle code per iniziare un nuovo calvario», ha commentato Andrea Ferreira, avvocata che patrocina numerose cause di oriundi brasiliani, contestando la centralizzazione della procedura. «È un segnale di attenzione al tema, dopo che in diverse sedi consolari erano stati riscontrati fenomeni discutibili», ha obiettato Camillo De Pellegrin, sindaco di Val di Zoldo, il paese-simbolo del boom di richieste di trascrizione degli atti.
Con 76 voti favorevoli (del centrodestra) e 55 contrari (del centrosinistra), la nuova normativa lascerà ai consolati solo due compiti: da un lato accertare il mantenimento della cittadinanza italiana per chi l’ha ormai ottenuta, dall’altro riconoscerla per i figli minori di soggetti già naturalizzati. Le nuove richieste dei maggiorenni, invece, passeranno in capo a un ufficio di livello dirigenziale generale che sarà appositamente istituito a Roma, ferme restando le altre due strade percorribili, cioè la via giudiziaria (per chi vive all’estero) e quella comunale (per chi risiede qui). Le domande potranno essere trasmesse esclusivamente attraverso il servizio postale e dovranno essere corredate della documentazione cartacea originale.






