VENEZIA - Dopo aver letto Il Gazzettino, ieri (3 novembre) Camillo De Pellegrin ha lanciato l’appello ai colleghi: «Sindaci alziamo la voce». Le due notizie sul riconoscimento della cittadinanza, da un lato la dotazione aggiuntiva di giudici per smaltire i ricorsi arretrati a Venezia e dall’altro la sanzione al municipio di Castagnaro (Verona) per il ritardo nelle trascrizioni delle sentenze, hanno fatto infuriare il primo cittadino di Val di Zoldo, simbolo della mobilitazione contro le degenerazioni dello ius sanguinis. «La criticità va affrontata e risolta evitando la beffa per i Comuni», ha concordato Carlo Rapicavoli, direttore di Anci Veneto, a sua volta preoccupato per le ulteriori ricadute sugli enti locali.

Dopo alcuni mesi di tregua, seguita alla conversione in legge del decreto Tajani, la battaglia dunque riparte, anche perché sulla norma pende la valutazione di legittimità da parte della Corte Costituzionale. «Intanto la corsa alla cittadinanza, lungi dall’essersi placata, si è fatta uno sprint. Avvocati senza scrupoli – ha accusato De Pellegrin – dichiarano senza mezzi termini che, indipendentemente dalla generazione a cui risale l’avo, la via giudiziaria è ancora percorribile. Non sappiamo come si pronunceranno i Tribunali su questa specifica questione, ma intanto i Comuni continuano a fare ricerche e a emettere certificati. I ritardi nelle trascrizioni si accumulano e la beffa è che adesso gli avvocati si vantano pure di aver ottenuto una pronuncia che a loro dire condannerebbe il Comune inadempiente a 100 euro al giorno di multa per ogni giorno di ritardo. L’ eco sui social nei gruppi degli “oriundi” è naturalmente alta, tanto che qualcuno auspica che anche il sindaco di Val di Zoldo e la sua funzionaria “abbassino la cresta”. Adesso è ora che i sindaci alzino la voce, prima che sia tardi».