VENEZIA - Il governatore Luca Zaia ha avanzato la proposta di introdurre braccialetti elettronici per i borseggiatori recidivi, il sindaco Luigi Brugnaro ha ribattuto chiedendo più poteri ai primi cittadini in materia di sicurezza, ma la delinquenza non è un problema che riguarda solamente Venezia. Ogni sindaco del territorio provinciale ha unito la propria voce a quella del primo cittadino metropolitano e del presidente regionale, convinti anche loro di avere le mani legate e di non essere sostenuti dalle attuali normative nazionali. E l'appello praticamente comune alle istituzioni nazionali è: «Non lasciateci soli a gestire la sicurezza nei nostri Comuni»
Certo, i problemi di sicurezza di Venezia restano i più sentiti. Quantomeno nelle due principali vie d'ingresso alla città storica, piazzale Roma e la stazione ferroviaria, borseggi e truffe sembravano essere stati arginati dalla presenza delle guardie giurate, entrate in servizio a inizio estate. Ora che, in occasione della Mostra del cinema, sono state spostate in altri "lidi" però, le porte di Venezia sono tornate ad essere appannaggio esclusivo di borseggiatori e truffatori di ogni genere. «La loro presenza, anche soltanto la sera, aveva funzionato come deterrente - racconta la portavoce dei 'Veneziani non distratti' Monica Poli -. Negli ultimi quindici giorni però la situazione è cambiata: le guardie ci sono una volta sì e tre no. Nei due accessi principali della città, piazzale Roma e ferrovia, è indispensabile che siano sempre presenti».









