VENEZIA - È come se fosse stato chiuso il vecchio rubinetto, per cui qualche goccia continua a scendere tuttora, ma il problema è svuotare la vasca straripante con il cucchiaino. Il decreto Tajani ha imposto una significativa stretta al riconoscimento della cittadinanza italiana, tuttavia a sei mesi dalla sua conversione in legge, il Tribunale di Venezia deve ancora fronteggiare il pesante arretrato accumulato nell’ultimo triennio, come evidenziato nella relazione per l’anno giudiziario 2025 quantificando in 19.003 i fascicoli sospesi: «I quattro quinti delle sopravvenienze ed i quattro quinti delle pendenze di tutto il contenzioso ordinario riguardano le materie di competenza della sezione specializzata in materia di Immigrazione e protezione internazionale». Così è scattata una corsa contro il tempo nel distretto più oberato d’Italia sul fronte dello ius sanguinis, attraverso l’adozione di un programma di smaltimento dei procedimenti civili che prevede l’ingaggio temporaneo di 22 magistrati, con l’obiettivo di contribuire a rispettare la scadenza del Pnrr fissata al 30 giugno 2026.
Oriundi, De Pellegrin: «Oltre 3.500 euro per le cartoline con le agevolazioni di viaggio per venire a votare. Effetti distorsivi delle cittadinanze iure sanguinis»







