VENEZIA - Due mesi fa la Corte Costituzionale ha stabilito la legittimità delle nuove norme sulla cittadinanza, introdotte dal decreto Tajani, che hanno imposto una stretta al riconoscimento iure sanguinis. Le motivazioni della sentenza, depositate nei giorni scorsi, hanno riacceso il dibattito fra gli addetti ai lavori. Nei gruppi di discussione si moltiplicano gli interventi degli oriundi che non si arrendono alla limitazione del diritto a due generazioni e confidano in future aperture della Cassazione alle richieste particolarmente numerose in Sudamerica. Ma a surriscaldarsi è anche il confronto in ambito giuridico. «Caleranno i processi a Venezia? No, aumenteranno ancora», avverte Bruno Barel, professore associato di Diritto dell’Unione europea all’Università di Padova, presentando un saggio sulla rivista scientifica Eurojus che evidenzia «profili molto delicati e problematici» all’interno della riforma. Proprio contro un seminario ospitato dal Bo si scaglia però il periodico brasiliano Insieme, sostenendo che quella conferenza abbia rappresentato «un importante momento di convergenza tra accademia, apparato amministrativo e settori della magistratura», tale da riflettersi poi nel verdetto di costituzionalità della legge.