La sentenza era particolarmente attesa in Veneto, la regione più oberata sul piano delle richieste di cittadinanza italiana iure sanguinis. Le motivazioni saranno depositate nelle prossime settimane, ma ieri il Palazzo della Consulta ha anticipato il senso del verdetto: il decreto Tajani, poi convertito in legge, è legittimo, tanto che sono state dichiarate in parte «non fondate» e in parte «inammissibili» le questioni di costituzionalità sollevate dal Tribunale di Torino. «La battaglia continua», hanno però promesso gli esponenti degli oriundi, soprattutto del Brasile, attraverso siti e social che mercoledì avevano seguito l’udienza nutrendo alte aspettative nell’esito.

Nell’ultimo anno i paletti piantati dalla norma hanno infatti ristretto in maniera rilevante il campo di riconoscimento del titolo, limitandolo a due generazioni la ricostruzione della discendenza. Il giudice di Torino, invocando l’articolo 3 della Costituzione, aveva denunciato da un lato l’arbitrarietà della distinzione tra coloro che hanno chiesto l’accertamento della cittadinanza prima del 28 marzo 2025 e quanti l’hanno domandato dopo; dall’altro, la lesione dei diritti quesiti, ritenendo che la normativa determinerebbe una «revoca implicita della cittadinanza con efficacia retroattiva e senza alcuna previsione di diritto intertemporale». Ma la Corte ha dichiarato non fondata anche la questione sollevata per la presunta violazione del Trattato sull’Unione europea e del Trattato sul funzionamento dell’Ue, che attribuiscono la cittadinanza europea a chiunque abbia quella di uno Stato membro. Inoltre è stata reputata inammissibile la tesi di una violazione della Dichiarazione universale dei diritti dell’uomo, secondo cui «nessun individuo potrà essere arbitrariamente privato della sua cittadinanza, né del diritto di mutare cittadinanza». Infine non è stato ammesso nemmeno il rilievo sull’asserita trasgressione della Convenzione europea dei diritti dell’uomo, in base a cui «nessuno può essere privato del diritto di entrare nel territorio dello Stato di cui è cittadino». Il deposito delle motivazioni consentirà agli avvocati dei ricorrenti e degli altri interessati di approfondire la valutazione, ma di primo acchito la reazione è stata nuovamente all’insegna della mobilitazione, in vista dell’udienza del giugno in cui la Consulta esaminerà l’ordinanza dei magistrati di Mantova.