La diffusione del modello del lavoro in piattaforma in vari settori - dal food delivery al ride-hailing, dai servizi di cura alla micro-progettazione digitale - ha reso evidente la frammentazione del lavoro su piattaforma, che sfugge sia alle tradizionali classificazioni contrattuali sia alle strutture di rappresentanza esistenti.
Ne deriva l'urgenza di un quadro regolativo capace anche di riconoscere nuove forme di status lavorativo, che vadano oltre la distinzione rigida tra lavoro subordinato e autonomo.
E' quanto emerge dal report Inapp "Platform work e crisi del lavoro salariato", curato dai ricercatori Massimo De Minicis e Francesca della Ratta e presentato oggi durante il convegno "Genesi, identità, caratteristiche e varietà del capitalismo di piattaforma".
I lavoratori che operano tramite piattaforme digitali nella Ue erano 28 milioni nel 2022 e il Consiglio dell'Unione europea stima che aumenteranno nei prossimi anni.
Anche in Italia il fenomeno, dopo la pandemia, resta presente e si stabilizza. Per garantire l'effettiva tutela dei lavoratori in questo contesto è necessario introdurre strumenti innovativi, come la retribuzione trasparente delle micro-quote, la concertazione sui tempi di realizzazione dei task e il riconoscimento di diritti come maternità, ferie, indennità di disoccupazione e previdenza in termini universali.








